Una riforma della Giustizia che non risolve i veri problemi della Giustizia

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Il 22 e 23 marzo 2026 siamo chiamati a esprimerci su una legge costituzionale che mira a colpire l’indipendenza della magistratura, senza affrontare nessuno dei problemi del “sistema giustizia” che gravano sui cittadini.

Proteggere le minoranze nel loro diritto d’opposizione

10 Giugno 2014

L’intervento di Sandra Bonsanti in apertura della manifestazione del 2 giugno a Modena. “Celebriamo il 2 giugno rinnovando il patto di fedeltà e la gratitutudine a quel popolo di cittadini che ci consegnarano – e il prezzo è qui scolpito per l’eternità con il lungo elenco di foto, di volti, che ci scrutano dal Duomo di Modena – la libertà e la Costituzione, una carta che conteneva le garanzie perchè i tentativi e le tentazioni autoritarie non trovassero spazio in Italia e per le quali si affrontarono morte e torture”.

foto42Care amiche e cari amici, celebriamo il 2 giugno rinnovando il patto di fedeltà e la gratitutudine a quel popolo di cittadini che ci consegnarano – e il prezzo è qui scolpito per l’eternità con il lungo elenco di foto, di volti, che ci scrutano dal Duomo di Modena – la libertà e la Costituzione, una carta che conteneva le garanzie perchè i tentativi e le tentazioni autoritarie non trovassero spazio in Italia e per le quali si affrontarono morte e torture.
Qualche giorno fa è squillato il mio telefono a Firenze: “Sono Vittorio Meoni, ho 92 anni, credo di essere l’ultimo sopravvissuto alla Banda Carità”. Gli dissi “vengo”, e sono andata. Ha gli occhi azzurri che fissano i tetti rossi di Siena, è presidente dell’ANPI della Toscana, dietro la sua poltrona il diploma di laurea in giurisprudenza presa nel 1945 firmata e consegnatagli da Piero Calamandrei. Prima di tutto un sogno, il loro sogno; eravamo alla macchia, pensavamo a un mondo ideale, che un mondo ideale fosse impossibile. Certo, non immaginavamo la corruzione, lo sfaldamento del sistema dei partiti, e oggi della sinistra. Lui, antica militanza nel partito comunista, dice: “la sinistra si è infognata in una discussione senza senso, perchè riscrivere la costituzione, se l’applicassimo invece di parlare di bicameralismo e di chiusura del Senato? Se la realizzassimo, la Costituzione – dice Vittorio – non è un ostacolo. Quando c’è la volontà politica partendo dalla Costituzione si possono fare tutte le riforme necessarie”.
Grazie Vittorio, da qui partiranno molte delle riflessioni che faremo oggi con la serenità, e riprendiamoci questa parola oggi abusata e travisata, con la serenità di chi si confronta con onestà di intenti con temi anche scottanti dell’attualità politica.

E cominciamo ringraziando Modena e il suo sindaco e tutta l’amministrazione che ci ha consentito di essere qui. Non è da tutti oggi spalancare le porte a professoroni e a gufi. Voi l’avete fatto e noi non tradiremo la vostra fiducia. Grazie alla Gazzetta di Modena e ai suoi giornalisti che ci hanno dato spazio. Non siamo, Libertà e Giustizia non è, un insieme di pericolosi sovversivi che in un momento di grande esaltazione nazionale per qualcuno che promette novità e velocità si mette di traverso. Noi, Libertà e Giustizia, e i nostri amici, siamo una voce libera che critica se c’è da criticare e che propone soluzioni. Questo stiamo facendo e continueremo a fare. Noi però non toglieremo il disturbo, questo solo sappiamo fare. Rivendicare il sogno di Vittorio e quello di Calamandrei e di Salvemini che nel 1945 così definivano la libertà politica: “Che cos’è la libertà politica? E’ il diritto di non essere d’accordo con gli uomini che controllano il governo. Da questo diritto nascono tutti i diritti di un cittadino in un regime libero”. In sostanza, dicevano Calamandrei e Salvemini che avevano sperimentato il ventennio, la libertà “serve a proteggere le minoranze nel loro diritto di opposizione”.
Finisco con una citazione solo apparentemente letteraria. Sono le ultime parole di “Cristo si è fermato a Eboli” scritte da Primo Levi nel luglio del 1944 nel suo apaprtamento in piazza Pitti mentre lui era uno dei capi della resistenza fiorentina e stava aprendo la strada all’arrivo degli alleati. Finito il confino laggiù, oltre Eboli, nel 1936 il giovane Levi riparte per il nord e scrive: “Era una giornata serena e da quell’altezza le acque si stendevano amplissime; una brezza fresca veniva dalla Dalmazia e increspava di onde minute il calmo dorso del mare. Pensavo a cose vaghe, la vita di quel mare era come le sorti infinite degli uomini, eternamente ferme in onde uguali, mosse in un tempo senza mutamento. E pensai con affettuosa angoscia a quel tempo immobile e a quella nera civilità che avavo appena abbondonato. Ma già il treno mi portava lontano, attraverso le campagne matematiche di romagna, verso i vigneti del piemonte e quel futuro misterioso di esilio di guerre e di morti che allora mi appariva appena come una nuovola incerta nel cielo sterminato.”
Buona manifestazione a tutti, grazie di essere qua.

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