Una riforma della Giustizia che non risolve i veri problemi della Giustizia

Vota NO al referendum sulla riforma Nordio

Il 22 e 23 marzo 2026 siamo chiamati a esprimerci su una legge costituzionale che mira a colpire l’indipendenza della magistratura, senza affrontare nessuno dei problemi del “sistema giustizia” che gravano sui cittadini.

Rebibbia, il cerchio dei detenuti per la dignità

16 Maggio 2013

Ultimo incontro, per quest’anno, di Libertà e Sapere, il corso di incontri-dibattito che organizziamo nella Casa di Reclusione di Rebibbia. Con Massimo Marnetto e Marta Pirozzi, del circolo romano di “Libertà e Giustizia”, si sono affrontati temi fondamentali relativi alla Costituzione, la dignità, l’importanza delle regole, l’uguaglianza.

Ampia partecipazione di detenuti, in un’inedita disposizione a semicerchio intorno ai relatori scelta appositamente per eliminare la distanza che a volte si crea tra chi parla e chi non può che ascoltare. Ne è scaturito un dibattito quanto mai vivace e interessante in cui, senza mai scendere a problematiche e recriminazioni personali, si è parlato di lavoro, rapporti con le famiglie, attività scolastiche e culturali in generale, pene alternative anche come antidoto al sovraffollamento, Codice penale da riformare, informazione e ruolo dei media. Per questi ultimi, era presente la troupe di Rainews24 che accompagna Luce Tommasi e ha realizzato il video.

Il minimo comune denominatore che lega tutte queste realtà ed esperienze – dalle scuole con i loro progetti alle associazioni, dai programmi trattamentali a quelli televisivi, per finire al senso ultimo che ispira questo mio blog su ilfattoquotidiano.it – è la ricerca di stabilire collegamenti tra i reclusi e la società esterna.

Sarebbe facile e comodo considerare il carcere una specie di discarica sociale in cui rinchiudere i condannati, per presto avviare una rimozione dalla coscienza collettiva. Al di là di considerazioni umanitarie, che per qualcuno potrebbero suonare troppo “buoniste”, va considerato che chiudere i detenuti e “buttare la chiave” non fa che incattivire e rendere le persone davvero irrecuperabili.

L’unico modo per dare un senso non solo alle vite di chi si trova a scontare una pena ma anche alle ingenti risorse che vanno a finanziare la macchina della giustizia, è un’efficace azione di reinserimento sociale costellata di iniziative e manifestazioni che – toccando il diritto, l’economia, la filosofia, la scienza, l’arte – offrono una formidabile chance per continuare a cercare orizzonti di vita diversi, migliori, per sé e per la società cui si appartiene.

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