Una riforma della Giustizia che non risolve i veri problemi della Giustizia

Vota NO al referendum sulla riforma Nordio

Il 22 e 23 marzo 2026 siamo chiamati a esprimerci su una legge costituzionale che mira a colpire l’indipendenza della magistratura, senza affrontare nessuno dei problemi del “sistema giustizia” che gravano sui cittadini.

Le strade della democrazia

28 Febbraio 2011

Da una parte riempire le piazze in momenti importanti e significativi e concordati con tante realtà del volontariato e del sindacato. E dall’altra popolare le strade con l’informazione che nessuna (o quasi) rete televisiva, nessun dibattito urlato, nessuno scontro di uno contro l’altro, offre a coloro che sono interessati a riceverla. La Riforma della Giustizia non la fanno gli imputati (né i loro avvocati) – FIRMA

Adesso è venuto il tempo di metterci alla prova: tutti noi che sentiamo spirare il vento dal basso che infiammò i decenni del romanticismo rivoluzionario e che vogliamo cambiare la rotta della nave Italia. Siamo bravi e decisi e indignati e volenterosi solo a parole o possiamo imparare a fare qualcosa di concreto, che arrovelli le coscienze assopite dei cittadini, che diffonda sapere e informazione, partecipazione e impegno? Siamo pronti ad affrontare la sfida che il regime dissoluto e corrotto, incapace, egoista e ridicolo, dispensatore di disonore, di falsità e di informazione avvelenata ci sferra quotidianamente contando sul fatto che “tanto l’opposizione non c’è”?

A questo soprattutto pensavo, un sabato di sole e vento gelido, mentre con otto amici di Libertà e Giustizia  (una scrittrice, un magistrato, due imprenditori, una esperta di politica estera, due architetti) spiegavamo ai passanti in Piazza della Repubblica a Firenze il progetto del governo sulla giustizia. Un paio di volantini con le notizie dell’ANSA e articoli di giornale, il nostro appello e l’invito a firmare, a frequentare il sito nostro e il web in generale.

Poco materiale, molte parole e riflessioni. Molti ringraziamenti, qualche ostilità (rare).

Ho pensato che in fondo le strade della democrazia sono le nostre strade, quelle che percorriamo ogni giorno. E non è difficile, non è impossibile, riempirle di parole e pensieri che comunque arricchiscano il cittadino che le abita. Insomma, l’idea è quella di muoversi su due piani: da una parte riempire le piazze in momenti importanti e significativi e concordati con tante realtà del volontariato e del sindacato. E dall’altra popolare le strade con l’informazione che nessuna (o quasi) rete televisiva, nessun dibattito urlato, nessuno scontro di uno contro l’altro, offre a coloro che sono interessati a riceverla.

Nelle strade della democrazia c’è davvero la possibilità di incontrare e parlare senza animosità con coloro che fino ad oggi non la pensavano come noi o non pensavano affatto. Quelli che adorano Berlusconi e il suo governo, quelli che non lo adorano più ma non osano dirlo, quelli che cercano motivi per poter cambiare idea.

La strada della democrazia richiede un po’ di organizzazione e un po’ di volontà seria di fare qualcosa. Qualche ora al giorno (turni di un giorno alla settimana) dei volontari della democrazia, di cittadini che vogliono aiutare gli altri ad essere informati e a scambiare qualche opinione: che si fa in una situazione come questa? Cosa dovrebbe fare l’opposizione? Ricordate cosa dice la Costituzione?  Come stanno davvero le cose? Ha ragione Draghi o sta drammatizzando? Come sostenere la scuola pubblica? Parliamone, diffondiamo opinioni e notizie, ritagli di giornale, invitiamo a frequentare i siti, aiutiamo a saperne di più dei Tg.

È una proposta nata in piazza, osservando e parlando con gli altri. Una proposta a tutti quelli che ci chiedono: cosa possiamo fare?.

La piazza per grandi occasioni anche mediatiche e le strade per rafforzare il territorio: con la credibilità delle associazioni del volontariato che in questi anni non si sono tirate indietro e hanno lavorato nella società civile.

Opporsi è anche impegno. Non solo a divertirsi e sentirsi tutti insieme e potenti quando siamo un milione ( e tanti saremo il 12 marzo a Roma e in alcune piazze d’Italia), ma anche giorno dopo giorno. Lontano dalle telecamere, ma vicino alle coscienze. Unica “arma”: la parola scritta e discussa. Quella che i regimi temono.

Cioè: l’informazione.

Che ne dite?

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